Per una persona speciale: Come un libro aperto leggo nel fondo dei tuoi occhi. Perché la bocca sorride se gli occhi la smentiscono? Piangi, non vergognarti di confessare che mi amasti. Piangi. Nessuno vede. Guarda. Io sono un uomo, eppure piango. G.A.B
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L'angolo di Jeppo presenta
SIGUR ROS: Lacrime d'oro in Paradiso
I Sigur Ros sono uno di quei gruppi che ti entrano nell'anima a poco a poco e da cui poi non ti puoi dividere in nessun modo. Qualche anno fa il mondo conobbe questi 4 ragazzi finlandesi sognanti attraverso i primi album ma sono senza dubbio Agaetis Byriun e ( ) i loto capolavori di cui mi occuperò ora. I punti in comune riguardano l'impostazione generale del lavoro: canzoni molto lunghe (Raramente sotto i 6 minuti) ma mai noiose, che quando finiscono ti fanno venire voglia di schiacciare il pulsante rewind. Nel primo dei 2 cd Staralfur è la traccia più toccante: Archi orchestrati magistralmente, un pianoforte da brividi, i fuochi d'artificio in sottofondo e una chitarra elettrica scollegata sono gli ingredienti. Di Frugulfelsarinn e Bamm Bamm Bamm rimangono soprattutto delle bellissime liriche, mentre in Ny Battery a raggelare è la batteria, che si inserisce in un tripudio di fiati imprimendo un ritmo mozzafiato. Vidrar Vel Til Loftarasi è un pezzo di bravura al piano di 10 minuti, di cui i primi 5 strumentali, che si chiude con una eccezionale esplosione finale accompagnata da quell'effetto tipico di tutto l'album, difficile da raccontare (potremmo descriverlo molto sommariamente come una sega elettrica accordata) ma facilissimo da adorare. In Olsen Olsen a rimanere sono il flauto dolce e la banda che descrivono un semplice ma ben arrangiato riff dopo ogni ritornello.
( ) è l'esperimento più coraggioso del gruppo: 8 tracce senza titolo cantate in una lingua immaginaria, inventata dal cantante, per utilizzare la voce semplicemente come strumento. Non che se i brani fossero stati cantati in Islandese ci avremmo capito di più, ma il risultato è eccezionale. La traccia 1 è subito su livelli di eccellenza e chiarisce il cambiamento nell'impostazione delle canzoni rispetto al disco precedente. Ora l'obiettivo è valorizzare al meglio melodie ricercate e micidiali. In questo caso si tratta di piano, nella traccia successiva invece di chitarra. Il terzo brano è qualcosa di sensazionale; impossibile non farsi scappare una lacrima ascoltando quelle dolci note al pianoforte sovrastare l'organo ed unirsi a un coro di archi sintetici in un trionfo di emozioni. Se di commercialità si potesse parlare riferendosi ai Sigur Ros, allora bisognerebbe prendere in causa la 4, la più semplice ma comunque molto bella, mentre dalla 5 alla 7 si aggiunge poco, prima di chiudere in bellezza con l'eterno crescendo di percussioni della traccia conclusiva che deflagra negli ultimi secondi del disco.
Insomma dei veri artisti, non c'è che dire. Il titolo è preso a prestito da un critico musicale di cui non ricordo il nome, ma è veramente perfetto per descrivere il gruppo. E, per citare il loro ultimo disco, Takk Sigur Ros, Grazie!
